domenica 14 agosto 2011

Macellai e Mattatoi

Macellai e Mattatoi
di Carlo Felici

In questo ferragosto di crisi, una meditazione è d'obbligo, se non altro per evitare di essere troppo miopi e credere che le vicende nostrane siano frutto soltanto di mali secolari di quello che dovrebbe essere tuttora il “bel paese” e che, invece, tende ad essere considerato sempre di più una sorta di “brutto anatroccolo dell'Europa, ovviamente in compagnia di altri altrettanto “piccoli e neri”

Quello che si sta affermando in Europa è una sorta di totalitarismo plutonomico, fondato sull'assolutismo monetaristico, che vuol dire, in parole più chiare e semplici, che l'Europa è governata da un gotha misto di speculatori, affaristi e grandi plutocrati che hanno come fine primario l'accumulo di ricchezza e il dominio dei popoli attraverso il controllo ferreo dei mercati finanziari. Un fine che fa impallidire il confronto persino con certi fascismi del secolo scorso i quali conservavano finalità “etiche” anche se di tipo totalitario. Quello di oggi, infatti, è il totalitarismo dell' antietica, la negazione a priori di ogni fine etico che abbia come punto di riferimento l'essere umano e la natura, in nome della riduzione di entrambi a merce per fini di profitto.

Le crisi globali sono infatti pilotate da grandi speculatori che dispongono di enormi capitali e agiscono in combriccola con quella consorteria, che usa la prassi mafiosa dei colletti bianchi, e che è fortemente presente nei centri nevralgici del potere economico e politico, in Europa e nel mondo, essendo in grado di manovrare istituzioni e banche . Il gioco è sempre lo stesso: si manda avanti un grande speculatore come Soros, si conta sull'appoggio collaterale di di chi è al governo di uno stato, già ampiamente indebolito poiché non vi è ricambio di personaggi politici in gran parte corrotti, e poi si fa cadere inesorabilmente la mannaia sui più poveri e disgraziati, privatizzando preziose risorse, tagliando i servizi e colpendo soprattutto la memoria storica, la cultura e la formazione, giustificando infine il tutto con la legge del mercato.

Questo è accaduto e sta accadendo sempre più palesemente in Italia da circa venti anni. Più o meno dalla caduta del muro di Berlino e dall'avvento della globalizzazione a senso unico neoliberista.

Questo gioco perverso può però contare anche sul collateralismo di certa demagogia da parte di coloro che solo apparentemente si oppongono a tale processo mentre, di fatto, ne favoriscono lo svolgimento collateralmente a chi lo governa apertamente.

Quando un importante leader della sinistra dice apertamente che: “sia il papa che Draghi hanno affermato esplicitamente che la precarietà minaccia la coesione sociale – Perché la sinistra non lo grida? “ Ebbene, in tal modo, fa pericolosamente demagogia, perché si sa molto bene che sia il papa che Draghi fanno poco o nulla per favorire socialmente ed economicamente la riduzione della precarietà ma, anzi, contribuiscono meno di altri, nel primo caso, per incrementare le preziose risorse dello Stato o delle amministrazioni locali che servirebbero per promuovere le politiche sul lavoro (non pagano imposte come l'ICI ad esempio) e nel secondo, poiché esortano in modo quasi perentorio, dalla loro posizione nevralgica nella UE e nella BCE, chi è a capo del nostro governo a tagliare preziosi servizi, a falcidiare gli stipendi e le pensioni, ad ignorare il turn over, imponendo pertanto di andare esattamente e drasticamente nella direzione contraria. Precarizzano un intero tessuto sociale. Far credere che la sinistra non gridi abbastanza è la mistificazione consequenziale di tutto ciò e rischia di significare: “meglio accordarsi coi poteri forti che combatterli apertamente".

Non si può pertanto dare del “macellaio” a chi in un governo si adegua a direttive calate dall'alto e considerare alla stregua di un “papa” chi ambisce ad essere il “capo del mattatoio” Non si può soprattutto considerare una crisi permanente frutto di una reiterata speculazione finanziaria, alla stregua di una sorta di fenomeno meteorologico, per cui la prima cosa da fare è aprire l'ombrello sui più ricchi e potenti e far scendere una pioggia sempre più fredda e acida sui più poveri e disgraziati.

Non abbiamo bisogno di falsi oppositori né di Presidenti che firmano senza fiatare ogni bollettino meteorologico senza mettere in alcun modo in discussione le previsioni del tempo, persino quando la grandine cancella le nostre più importanti ricorrenze nazionali, e anche, di fatto, il cosiddetto “mestiere” chi è a capo delle Istituzioni di uno Stato per garantire la continuità della sua storia e del suo funzionamento.

Questo è un gioco perverso che può essere arrestato solo da chi ha una grande responsabilità verso il proprio popolo, in primis, e non verso i mercati.

Dobbiamo credere in una Europa diversa, non restare impiccati al permanente ricatto monetario. I plutocrati delle istituzioni europee sanno benissimo che non possono fare a meno di una Italia che, fuori dall'euro, avrebbe problemi immediati di materie prime ad alto costo, ma diverrebbe, in tempi relativamente brevi, e soprattutto sapendo allacciare proficui rapporti con i paesi emergenti, altamente competitiva con i suoi prodotti. Lo sanno talmente bene che con il giochetto perverso teso all'impoverimento, allo snaturamento e persino alla distruzione del patrimonio culturale e storico del nostro paese, hanno affossato un intero sistema di Stato..Eppure, nonostante ciò, i nostri politici nell'attuale parlamento e in buona parte dell'opposizione al di fuori di esso, non sembrano fare altro che adeguarsi alle agenzie di rating le quali furono le prime a promuovere i velenosissimi derivati e futures. Il farmaco letale che ammazza il paziente invece di curarlo. La migliore medicina preventiva invece resta abbandonare la ginnastica di obbedienza in nome di training di mobilitazione e di lotta, dura e senza paura.

Patria o morte compañeros! Affondiamo il Britannia!


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