martedì 3 gennaio 2017

DARIO CONTI, ZONE TERREMOTATE : UN DISEGNO DI LEGGE PER LA DEFISCALIZZAZIONE E ZONE FRANCHE.

DARIO CONTI  -  GIA' SINDACO DI CAMERINO

Non ci sono stati morti né feriti nelle terre del maceratese, martoriate e lacerate dal terremoto del 26 ottobre scorso. Grazie Iddio.
Paesi completamenti distrutti, se non spazzati via. Il centro storico di Camerino non c’è più, così alcune periferie. Il tessuto culturale stracciato, così come il tessuto socio-economico. Le abitazioni alla fine saranno ricostruite. La città di Camerino avrà una prospettiva diversa e nuova, più come città comprensorio che altro; solo così possiamo guardare in avanti. Il suo centro storico sarà ristrutturato modernamente, con criteri antisismici, ma rispecchiando le sue antiche radici. Qualche palazzo e chiesa dovranno pur essere abbattute per dare più spazio e sicurezza al nostro medievale centro. I nostri beni culturali saranno recuperati e le nostre opere d’arte saranno tutelate e conservate in loco. Ci ha fatto piacere vedere tante autorità venute nelle zone del cratere per testimoniare la loro vicinanza, la loro solidarietà e l’aiuto del governo centrale e di quelli periferici. Siamo contenti di aver stretto tante mani e di aver allacciato nuove amicizie. Ora però è il tempo di concretare. E’ vero, alcune cose sono già state fatte pur nella complessità del terremoto, nella vastità del territorio sismico e nella molteplicità della gente coinvolta. L’impegno per rammendare il tessuto socio economico e occupazionale dovrà essere più stringente e con più fatti concreti. Quando si sente parlare di ripresa economia, di nuova occupazione, di rilancio delle imprese, delle aziende e delle attività commerciali, ci si chiede come può avvenire tutto ciò, se non attraverso atti concreti e tangibili, che per ora non si sono manifestati? Perché qualcuno dovrebbe investire nei territori terremotati, assumere personale, o venire a fare acquisti nei nostri negozi se le spese e i costi sono gli stessi dei territori normali? Allora dovremmo creare qualche vantaggio in più per il periodo dell’emergenza e della ricostruzione. Perché non pensare a una defiscalizzazione per le vecchie e nuove imprese che potrebbero investire nei nostri territori? Perché non istituire nei comuni del cratere una zona franca? Su queste proposte da me esposte nell’incontro con la Commissione ambiente e lavori pubblici della Camera, venuta alcuni giorni fa a Camerino, non c’è stata alcuna risposta, nessuno che abbia sollecitato il governo nazionale e regionale su questi temi. Allora è a noi fare proposte concrete. Qualche giorno fa ho incontrato il rettore di Unicam Flavio Corradini proponendogli di predisporre, unitamente ad alcuni suoi docenti di diritto, si son detti tutti disponibili, una proposta di legge sulla defiscalizzazione e sulla zona franca nelle aree del terremoto da presentare subito in parlamento.

Dentro questa musica mia Camerino tu sei…… Così inizia l’inno ufficiale della città di Camerino. Un inno aggregante di un ampio territorio.

Camerino lì 2 gennaio 2016

Dario Conti

giovedì 22 dicembre 2016

DARIO CONTI : Come possono riprendere le attività economiche nelle zone terremotate....


“La rinascita dei territori colpiti dal terremoto deve basarsi sul rilancio dell’economia, sulla tutela dei livelli di occupazione, su una pressione fiscale che tenga conto delle attuali difficoltà e su una rete di servizi pubblici adeguata alle esigenze di quelle zone”. Queste sono alcune parole pronunciate dall’on. Oreste Pastorelli, membro della commissione ambiente e lavori pubblici della camera dei deputati, che è stata alcuni giorni fa a Camerino, su cui devono riflettere il governo, il commissario Vasco Errani e il presidente della regione.


Noi cittadini terremotati, unitamente ai nostri sindaci, dovremmo sollecitare e supportare tale richiesta se vogliamo che ci sia un’ immediata ripresa economica, nella fase dell’emergenza,  e si possa così rammendare il lacerato tessuto economico nel corso della ricostruzione.

Solo così l’economia e l’occupazione si potranno rilanciare in questi territori,martoriati dal terremoto, e far ritornare la gente a rivivere i propri comuni, i propri borghi. Inoltre in questa fase emergenziale e nel periodo della ricostruzione i servizi pubblici dovrebbero essere rafforzati e resi più efficienti, non escluso, ma anzi va visto come una priorità, il potenziamento dell’ospedale di Camerino, agibile e al centro dell’area terremotata, sia in termini di personale medico, infermieristico e nelle strumentazioni. Se poi necessiterebbero più posti letto, basterebbe aggiungere  un altro modulo.

Non ci si può sentir dire che se la stragrande maggioranza della popolazione   è locata lungo  la costa, non serve cosa. E’ vero, ma solo momentaneamente perché tutti vogliono rientrare. Se non si riporterà tutto ciò che prima era nella nostra città e nei paesi vicini saremo i primi a dare la sensazione che non si avrà futuro.

Così non è, ci sono tante persone, tanti giovani che in questo periodo di difficoltà si stanno enormemente dando da fare per un futuro di speranza per essi, per i loro figli e per i nostri nipoti. E poi che cosa è questo problema che se uno vuole istallare casette di legno, a proprie spese in un’ area di proprietà, non gli verrebbe consentito in quanto  incorrerebbe nell’abuso edilizio ?

La Prima cosa elementare che si doveva fare era  inserire nel decreto la sospensione, dal 26 ottobre, dell’abuso edilizio fino al termine dell’emergenza. La regione se ha competenza lo elimini, altrimenti interceda sul governo e non inviare quella lettera ai sindaci che definire scandalosa, in questi frangenti, è poca cosa.

Non si capisce che il cittadino alleggerirebbe economicamente lo stato ?

Camerino lì 22 dicembre 2016

Dario Conti
Gia' Sindaco di Camerino

sabato 15 ottobre 2016

MANFREDI MANGANO : Diciamo un No al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016


Ho letto il convinto appello del compagno Dario Conti per il Sì: purtroppo non ne condivido lo spirito, dalla prima all'ultima riga!

Posso capire che, per lui come per molti altri socialisti, questa riforma possa essere una lontana parente della “Grande Riforma” che Craxi e Amato tentarono di impostare negli anni '80. Ma si tratta di un paragone molto ingeneroso, perchè Craxi e Amato avevano in mente un chiaro progetto: adeguare le Istituzioni alle mutate condizioni del Paese, della sua società, della sua economia.
Il passaggio a una forma di governo più incentrata sul Presidente del Consiglio o sul Presidente della Repubblica adeguando l'equilibrio dei poteri, per ridare autorevolezza a tutto il sistema politico.

La riforma di Renzi non tocca i poteri del Presidente della Repubblica o del Presidente dei Consiglio: in questo è pienamente figlia della Seconda Repubblica e della sua ipocrisia. Inaccettabile creare un Premier-Cancelliere, che cade solo se ha contro una nuova maggioranza, come in Germania. Sia mai, un Presidente della Repubblica che ha il potere esecutivo, come negli USA o in Francia: noi facciamo finta di essere ancora un sistema parlamentare.

Però l'80% delle leggi le fa il Governo. Tramite decreti legge, decreti d'emergenza, regolamenti, delegificazioni, deleghe … mille strumenti con cui il Governo svuota la democrazia, il Parlamento, la discussione democratica.

Ma i governi cadono lo stesso ! Vero, e qui entra in gioco Renzi: aboliamo il Senato ! Servono leggi più veloci, governi più stabili ! Purtroppo però, la riforma del Senato non c'entra niente ne con le leggi veloci ne con la stabilità dei governi: il nostro Paese ha un eccesso di leggi, e mai nella storia della Repubblica è stato un contrasto tra le Camere a far cadere un governo.

I governi cadono e le leggi si impantanano perchè i partiti politici lo vogliono: partiti politici privati di democrazia interna e di responsabilità, che oramai sono ridotti a uffici di collocamento. Nessuno escluso, dai piccoli partiti come il nostro in cui si deve ricorrere al codice civile per avere un tesseramento trasparente, ai 5 Stelle e ai loro Direttori autoritari.

Partiti non autorevoli generano sistemi politici che non funzionano. La riforma di Renzi non crea un nuovo equilibrio di poteri, più spostato verso  l'uno o l'altro: è il prodotto di un leader fuori di testa per aver preso il 41% alle Europee, e convinto che il futuro gli appartenga.

Le regioni vengono spogliate di poteri. Il Senato e le province non sono aboliti, gli viene cambiato il nome e vengono fatte eleggere con elezioni di secondo grado dai partiti, a cui gli eletti rispondono. Tutto il sistema si regge su un partito egemone (ovviamente il PD), che deve vincere le elezioni politiche, le elezioni amministrative e le elezioni regionali. In questo caso, tutte le istituzioni sono allineate e funzionano.

Funzionano talmente bene che il partito egemone, grazie alle leggi elettorali super maggioritarie a livello nazionale e anche locale, controlla tutto: la maggioranza datagli dall'Italicum gli permette di imporre facilmente il Presidente della Repubblica, mentre frammentare l'elezione della Corte Costituzionale tra la Camera e il Senato gli permette di scegliersi i giudici senza dover fare compromessi. Se poi ci dovesse essere qualche dissenso in Senato, si fa sempre in tempo a invocare una delle nuove clausole di supremazia, e scavalcarlo. Il rischio di inaffidabili referendum o leggi di iniziativa popolare, nonostante i contentini sul quorum o sulla discussione, viene eliminato con soglie di firme tali che solo i grandissimi partiti e organizzazioni le possono raggiungere.

Se c'è un partito egemone, tutto diventa più veloce: si fa come dice quel Partito, punto e basta. Se il Presidente del Consiglio non va bene, potrà di nuovo cascare in tre mesi: comanda il Partito.

Se invece, fatalità, gli elettori dovessero essere sciocchi e non dare una maggioranza egemone almeno a livello locale a un solo Partito, allora … niente deriva autoritaria. Solo deriva confusionaria. Il Senato mantiene la possibilità di veto non solo sulle leggi riguardanti le autonomie locali, ma anche sulle leggi derivanti dalle normative europee. Sembra una cosuccia, in fin dei conti l'Europa non decide niente, lo sanno tutti.
L'Europa invece decide un sacco di cose: le sue normative condizionano circa l'80% delle nostre leggi. Un Senato non allineato con la Camera, perchè magari le elezioni regionali quel governo le ha perse, potrebbe comunque divertirsi a bloccare l'adozione delle leggi europee, e bloccare l'intero meccanismo di governo.

A proposito, la riforma fa strage di poteri delle Regioni. E' vero, le Regioni non sono il massimo, spesso: ma quando anziché i bandi per sostenere l'economia locale, i piccoli artigiani delle Marche dovranno partecipare a un click day nazionale, in cui bisogna chiedere i soldi in pochi millisecondi alla mezzanotte in cui viene pubblicato il bando, forse le rimpiangeremo. Non è fantascienza, è ciò che è successo alla promozione turistica e alle politiche di sviluppo da quando il governo si è ripreso le deleghe sul tema.
A quel punto, non ci sarà petizione per difendere i piccoli tribunali che tenga, tantopiù che in Senato noi avremo 2 rappresentanti, quanti la Val D'Aosta che ha un decimo dei nostri abitanti.

Questa riforma non è fatta per decidere meglio. La riforma di Renzi può portare facilmente a una deriva autoritaria, quella di un partito che prende qualsiasi decisione da solo, che sia il PD, il 5 Stelle o chiunque altro.

Oppure può portare facilmente a una deriva confusionaria, quella di Istituzioni che non devono rispondere a nessuno tranne che al ceto politico, e quindi saranno ricattatorie, o ricattabili e comprabili (e via di altri Scilipoti corrotti per permettere al governo di decidere).

Quello a cui non può portare è nuova stabilità, autorevolezza, capacità di decidere. Lo dico da presidenzialista convinto: questa riforma è un pastrocchio, l'ennesimo. Non rende migliore il nostro sistema istituzionale, si limita a renderlo ancora più brutto e disfunzionale per non farci capire che vogliono consegnare tutto il potere a un solo partito, oramai sempre meno democratico. E questa riforma si merita un sonoro NO.

Manfredi Mangano
COMITATO SOCIALISTA PER IL NO REGIONE MARCHE
Federazione dei Giovani Socialisti
Partito Socialista Italiano

DARIO CONTI : Diciamo un Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016

 Diciamo un al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016


di Dario Conti

Il 4 dicembre p.v. i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimere un Sì oppure un No al referendum confermativo sulla riforma costituzionale, non avendo ottenuto,in parlamento, la maggioranza dei due terzi come prevede l’art.138, secondo comma ultimo paragrafo della Costituzione. La riforma non tocca i principi fondamentali, né la prima parte dell’attuale carta costituzionale. Non attribuisce nuovi poteri al presidente della repubblica; modifica semplicemente il sistema di elezione. Non sono neppure previsti nuovi e maggiori poteri al presidente del consiglio, che rimangono tali e quali agli attuali. Viene pertanto meno ciò che vogliono far credere i fautori del No, ovvero  un presidente con più poteri e autoritario. Cancella finalmente il bicameralismo perfetto. Quel ping-pong di disegni di legge tra Camera e Senato, che allunga assai i tempi di approvazione. La fiducia al governo sarà data soltanto dalla sola Camera dei deputati, senza più l’ inutile ripetizione al Senato. E’ prevista la diminuzione del numero dei parlamentari, con un nuovo Senato (degli enti locali), che passerà da 350 a 100, composto di 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 di nomina presidenziale; quest’ultimi  in carica solo 7 anni. Tutti senza indennità di funzione e con un nuovo e diverso sistema elettivo.
E’ previsto un nuovo sistema per l’elezione dei 5 giudici della Corte Costituzionale; saranno eletti separatamente, due dal Senato e tre dalla Camera. Si modifica il Titolo V della Costituzione togliendo alle Regioni alcune materie riportandole alla competenza statale per meglio coordinarle e uniformarle a livello nazionale. Più firme, necessiteranno, per presentare proposte di legge d’iniziativa popolare. In compenso ci sarà una data certa per la pronuncia della Camera, senza più il rischio d’’insabbiamento, come purtroppo è accaduto per alcune di esse (come quella contro la chiusura dei piccoli tribunali, sessanta mila firme e firmata da moltissimi camerinesi). Sarà abolito il CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), che nulla ha prodotto in tutti i suoi anni di vita, se non quello di pagare assai profumatamente i componenti del CdA con i relativi funzionari. Anche le Province saranno cancellate, sostituite, ora, dalle Aree vaste. E’ pure previsto il giudizio preventivo di legittimità da parte della Consulta sulle leggi elettorali prima che siano promulgate.
Viene modificato in parte il quorum del referendum abrogativo; il voto è valido se partecipa il 50% degli aventi diritto (come è oggi),ma se il referendum sarà richiesto da almeno 800mila elettori, il quorum scende al 50% dei votanti alle ultime elezioni politiche.

Nascono due nuovi tipi di referendum: quello propositivo e quello d’indirizzo.

Nell'articolo 55 entra un nuovo comma relativo all’equilibrio di genere( quote rosa): "Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l'equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza". Simili norme varranno anche per le elezioni dei Consigli Regionali.
Questi, in breve sintesi, i principali punti della riforma.
Non si capisce la posizione assunta dall’Anpi, schieratosi per il No. Non si vede cosa centrano con la Carta Costituzionale i principi e i valori della Resistenza. Non tutti gli iscritti la pensano come i responsabili nazionali dell’Anpi.
I sostenitori del No non entrano nel merito della riforma, la contestano solo per una semplice posizione politica allo scopo di mandare a casa Renzi, senza porsi il problema del dopo, solo perché è insopportabile o meglio indigesto alla destra,alla sinistra radicale e conservatrice, alla sinistra del Pd anche essa conservatrice e a tutti quei populismi o populisti che vogliono che nulla si modifichi.  
Certo la riforma costituzionale poteva essere fatta meglio, ma la necessità ovvero l’inciucio della mediazione tra le compagini politiche di maggioranza, data la composizione del parlamento, ha portato a tale risultato. Comunque è un piccolo passo in avanti per l’Italia che vuole cambiare. Con i diversi sistemi elettorali, avuti nel  corso degli anni dal dopo guerra ad oggi, non si è mai riusciti a riformare nulla. Sempre sottoposti alla logica del mediare, fra alleati di governo, prima che una legge passasse. Da più di sessant’anni parliamo sempre delle stesse materie senza riformarle. Solo nel primo centro sinistra degli anni sessanta si è vissuto il periodo delle riforme. Dalla scuola, alla sanità, dallo stato sociale, alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, all’istituzione delle regioni, che, purtroppo, con il passare del tempo hanno dimostrato tutto il loro limite, burocratizzandosi sempre di più e allontanandosi dalle necessità dei cittadini.  
Si poteva prevedere anche una diminuzione dei parlamentari diminuendone il numero tra Camera e Senato senza modificare il tipo di elezione dei senatori. Dopo oltre settant’anni si poteva prevedere la cancellazione delle Regioni e delle province a statuto speciale, che subito dopo la guerra avevano una ragione, essendo regioni di confine e insulari; ora non hanno più senso. Creano solo disparità con le altre regioni. Se nulla cambierà, rimarremo con l’“istituto” della mediazione, con tutto il nulla che fino adesso ha prodotto.
Infine non si comprende l’accostamento, il famoso combinato disposto, che quelli del No  fanno con l’ “Italicum”. Un conto è la legge elettorale, un conto è la riforma costituzionale. L’“Italicum” potrà pure essere modificato (mancanza delle preferenze, il doppio turno e il premio di maggioranza alla lista). In agguato, però, ci sarà sempre il rischio della mediazione. Il 4 dicembre non è in gioco il futuro di Renzi, bensì quello dell’Italia.
Un No è senza prospettive, farà rimanere il nostro Paese così come è. Un’Italia ingovernabile e senza speranza. Riusciremo finalmente ad entrare nella quarta repubblica, visto la fine che ha fatto la prima,la seconda è abortita e la terza non è mai nata?
Camerino lì 13 ottobre 2016


Dario Conti
Consiglio nazionale Psi e presidente federazione socialista Macerata

lunedì 22 agosto 2016

DARIO CONTI : CHE NE SARA' DELLA SANITA' IN PROVINCIA DI MACERATA' ?

Ci sono o non ci sono i duecentomilioni di euro, tanti ce ne vorrebbero, si dice, per costruire un ospedale unico, chiudendo Civitanova Marche e Macerata, lasciando Camerino ? O sono semplicemente virtuali ?

I nostri sindaci, considerata la proposta del Presidente Ceriscioli che ogni tanto rilancia, si “accapiglieranno” su dove localizzare la nuova struttura, invece di discutere il nuovo piano delle reti cliniche. Ognuno la vorrebbe più vicina a lui, come se dovesse sorgere dall’oggi al domani. Non è certamente così. Se tutto va bene, come si vocifera, potrebbe vedere la luce, forse fra dieci/ventanni. Secondo il decreto Balduzzi a Macerata vi sarebbe un presidio ospedaliero unificato articolato su tre strutture, Camerino, Macerata e Civitanova Marche. Parlare di un ospedale unico, senza  più Civitanova Marche e Macerata, con posti letto inferiori a quelli dei due ospedali messi insieme, sembra fatta più per distrarre gli amministratori maceratesi che   affrontare  i pressanti problemi e le criticità che vivono  le nostre strutture. Nelle prossime conferenze, i sindaci dovrebbero soffermarsi soltanto sul piano socio-sanitario delle reti cliniche, che disegna il futuro della nostra sanità provinciale. In alcuni reparti dei tre ospedali vi è scarsezza di personale medico, infermieristico e di strumenti diagnostici. Nonostante ciò la sanità provinciale offre prestazioni di qualità in accoglienza, professionalità dei medici e d’infermieri.

Questa deficienza, le lunghe liste di attesa e altro, spingono  molti malati ad andare  fuori regione, con un rilevante aumento della mobilità passiva a  danno  del bilancio della sanità regionale. Pertanto sarebbe necessario migliorare e potenziare le strutture attraendo così anche malati di altre regioni e non nascondersi sempre dietro la solita solfa della scarsità di fondi. Un buon amministratore sa, dove trovarli. Bisogna ridurre la mobilità passiva, limitare le convenzioni con strutture private, diminuire le consulenze con professionisti esterni, sollecitare il ministero della salute a riformulare la convenzione con i medici di base, che così com’è non va e contenere i lauti stipendi dirigenziali.
Si risparmierebbero, senza togliere la funzionalità dell’ Asur, diversi quattrini che potrebbero essere riutilizzarli nelle Aree Vaste più deboli, in personale sanitario, in nuovi servizi e dotarle di ulteriori   strumenti diagnostici. Perché inoltre non ripensare a dare alle Aree Vaste la personalità giuridica? Forse si teme del venir meno dell’ASUR regionale? Sa quanto si risparmierebbe e quanto si guadagnerebbe in funzionalità! Il presidente della regione e il direttore generale dovrebbero avere ben presente la situazione in cui si trova l’Area Vasta 3, in termini di personale, di unità operative e di tutte quelle difficoltà cui alcune volte vanno incontro i malati, nonostante l’affannarsi dei nostri bravi medici. I sindaci dovrebbero approfondire il piano delle reti cliniche, per migliorare i servizi della nostra Area Vasta e individuarne di nuovi, rendendo così più agevole il percorso del malato.
Stiano in campana i sindaci, specie quelli del camerinese,dell’alto potenza e dell’esino sulla proposta del nuovo piano delle reti cliniche che potrebbe compromettere, a lungo andare, parte della sanità di Camerino e San Severino.
A Camerino va bandito e espletato al più presto il concorso per il primario di ortopedia e dare copertura alla pianta organica;così come a medicina. Coprire tutto l’organico medico a cardiologia per rendere ancora  più funzionale un reparto,di per se ben  strutturato,unitamente all’UTIC. Sarebbe importante prevedere un h24 per OSS al pronto soccorso camerinese, considerati gli oltre 10.000 accessi.
A Camerino-San Severino inoltre dovrebbe ritornare ematologia, inspiegabilmente tolta dal nuovo piano. Dove andranno i malati onco-ematologici, a Civitanova con tutto il disagio che dovrebbero subire?  
Riconsiderare un’U.O.S. di chirurgia di urgenza. Reintrodurre l’U.O.S. di urologia (San Severino-Camerino), già presente, che ben funzionava. Per adoprare al meglio gli strumenti diagnostici di radiologia tra Camerino e San Severino sarebbe opportuno completare l’organico già previsto e stabilire un’U.O.S. per diagnostica TAC e  RM. E poi c’è diabetologia a Camerino con soddisfazione dei diabetici e che ora, pare, si voglia cancellare. Importante è l’istituzione dell’U.O.C. di oculistica a San Severino, già promessa, ma non mi pare  di averla notata  nel nuovo piano delle reti cliniche. Non mi risulta,infine, che la conferenza dei sindaci, per il momento, abbia espresso parere favorevole sul nuovo piano delle reti cliniche.
                 
Camerino - 17 Agosto 2016                 

Dario Conti
Gia' sindaco di Camerino
Presidente Federazione PSI di Macerata

martedì 21 giugno 2016

Appello di Max Fanelli sul fine vita

Comunicato Stampa
Appello di Max Fanelli sul fine vita
E’ di questi giorni l’appello che il senigagliese Max Fanelli, malato di sla, ha rivolto ai componenti e parlamentari della Commissione giustizia e Affari sociali della Camera, affinché sia ripresa la discussione sull’eutanasia, calendarizzata alla Camera il 3 marzo scorso e ancora non discussa. Tale appello e stato accolto dal Partito socialista, tramite la sua portavoce, Maria Cristina Pisani, che ha dichiarato:  Non possiamo lasciar cadere ancora nel vuoto l’appello di Max e di chi come lui chiede semplicemente di disporre pienamente della propria vita. E’ dal 3 marzo che la discussione sull’eutanasia legale si è interrotta, dopo un solo incontro. Possibile ; " ha denunciato Maria Cristina Pisani, portavoce nazionale del PSI " che ogni volta che i riflettori mediatici si spengono, dimentichiamo le ragioni di chi ci chiede semplicemente rispetto e dignità? Mi associo all’appello di Max, affinché le Commissioni della Camera, riprendano la discussione. Il nostro è un inno accorato alla vita. Anche per questo stiamo organizzando, a Camerino, un convegno di carattere nazionale, per sollecitare le forze politiche a discutere ed approvare in Parlamento il disegno di legge sul fine vita.”

11 giugno 2016
Partito Socialista – Federazione Psi Macerata
DARIO CONTI