giovedì 2 giugno 2011

2 giugno 1946, sessantacinque anni fa nasceva la Repubblica italiana

"O la Repubblica o il caos"

"O la Repubblica o il caos". Così Pietro Nenni, Socialista e Partigiano, presentava agli italiani il referendum istituzionale del 2 giugno 1946. E nel Paese di sicuro il caos lo conoscevano bene: le rovine fumanti della guerra mondiale e poi civile erano ancora di fronte a tutti. Morte e distruzione avevano colpito dal Nord al Sud. Gli anglo-americani e i partigiani hanno appena sconfitto a duro prezzo il nazi-fascismo e i nuovi partiti italiani che hanno guidato l’opposizione alla dittatura – dal Pci di Longo e Togliatti, al Psi di Nenni e Pertini, passando per la Dc di De Gasperi e per gli azionisti di Parri - cercano una strada comune per la ricostruzione di un Paese in ginocchio. Dopo oltre vent'anni di dittatura fascista, e dopo la tragedia del conflitto, l'Italia deve scegliere se continuare con la Monarchia o se cambiare pagina e scegliere la Repubblica. La lotta di liberazione è appena terminata: il 25 aprile de 1945 vede la liberazione del Nord, di Milano e Genova e poi il 28 aprile l’esecuzione di Mussolini, il cui cadavere è appeso a testa in giù a Piazzale Loreto. Sono passati venti mesi dall’armistizio dell’8 settembre del 1943, oltre 30 mila partigiani sono caduti e gli eccidi degli sconfitti (e dei vincitori) hanno riempito di lutti gran parte del Paese. Che ora deve trovare il modo per cambiare strada. Innanzi tutto bisogna sciogliere il rebus istituzionale. La Monarchia, da molti considerata complice del regime fascista, deve continuare a regnare? Matura la scelta del referendum e dell’elezione di un parlamento finalmente libero: il popolo si reca al voto il 2 giugno del 1946. per un confronto duro, che si concluderà con una lotta all'ultima scheda (Audio: 1946, l'Italia al referendum). Una attesa interminabile prima del verdetto, con il giallo dei risultati ufficiali che tardano a venire. Ma alla fine a favore della Repubblica si registrano il 54% circa dei consensi, due milioni di voti in meno invece sono quelli dei sostenitori della Corona. Alle urne si era recato l’89,1% degli aventi diritto, pari a 24.947.187 italiani, di cui 12.998.131 donne, che si recano ai seggi per la prima volta. La gente si riversa nelle piazze, si celebra l'inizio di una nuova era. Si cambia: il 5 giugno alle 18.30 il ministro degli Interni Romita, attorniato dai giornalisti di mezzo mondo, annuncia il risultato provvisorio ma che non verrà smentito (Audio: 1946, il ministro Romita sul referendum). L’Italia sarà repubblicana. Il 10 giugno arriva la conferma ufficiale da Roma: il presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Pagano legge alla presenza del governo i risultati, sancendo il passaggio alla forma repubblicana e l’abbandono della monarchia.
A nessuno sfugge il valore simbolico di una data – quella del 10 giugno – che è la stessa che vide nel 1924 cadere, sotto i colpi della violenza fascista, Giacomo Matteotti e solo sei anni prima, nel 1940 l’annuncio della guerra da parte di Mussolini. Ma ora dice il leader Socialista Pietro Nenni: ‘’Si apre una nuova fase della nostra attività’’. Quattro sono gli obiettivi indicati: ‘’La pace con i popoli vicini, la pacificazione interna, pane e lavoro, e la nuova Costituzione’’. (Audio: 1946, Parlamento e insediamento Repubblica) Il 13 giugno, Umberto II, spontaneamente, nonostante il voto del referendum venisse ancora contestato dai sostenitori della Corona, parte da Ciampino per l'esilio portoghese: la monarchia dei Savoia rappresenta ormai il passato. Il futuro lo sta per scrivere la neoeletta Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Carta costituzionale. Un lavoro che porterà il 1 gennaio del 1948 a promulgare la Costituzione della Repubblica Italiana. E a sancire che l’Italia repubblicana, come è stato deciso nel referendum, sarà anche – come recita l’articolo 1 della Carta - una ‘’Repubblica democratica, fondata sul lavoro’’. La cui "sovranità appartiene al popolo".

mercoledì 1 giugno 2011

Civitanova premia il centro sinistra e si prepara alle comunali


E’ stata proprio Civitanova il cavallo di Troia che doveva guidare la rimonta di Capponi e che invece alla fine si è ritorta contro come un boomerang. Un risultato difficile da digerire per il Pdl civitanovese quello che esce dal secondo turno di voto, con uno scarto di 3000 voti fra Pettinari (59,59%) e Capponi (40,40%). Un boccone amaro che ora dovrà far riflettere il Pdl ed il centrodestra. Del resto il 2012 è alle porte e con esso anche le amministrative comunali. Un voto quello per la provincia che rischia ora di cambiare anche gli equilibri interni al comune. Amarezza e un po’ di rassegnazione fra gli esponenti del Pdl che ora invitano a riflettere sugli errori e guardare al futuro in vista della prossima scadenza elettorale. Franco Capponi ha anche segnalato delle carenze nel Pdl civitanovese sulle quali riflettere.

Silenzi che in questa vittoria sconta un po’ delle amarezze di due anni fa commenta: Sento questa vittoria un po’ come mia, il risultato è chiarissimo. Pettinari ha guadagnato mille voti rispetto al ballottaggio. Questo voto è anche un giudizio all’amministrazione comunale di Civitanova ed è un’indicazione che dobbiamo cogliere e sulla quale lavorare in vista delle comunali. In questa squadra, in cui ho sempre creduto. E nel 2012 giocherà invece un ruolo da protagonista per Civitanova? è ancora presto per capire che ruolo giocherò nel 2012 ma sicuramente farò parte della partita che sia in campo o nello spogliatoio, dice senza sbilanciarsi.

Chi invece si sbilancia è Ivo Costamagna del Psi: faccio i miei complimenti a Pettinari – dice – fra un anno si vota anche a Civitanova e questa città ha dimostrato di sovvertire il dato elettorale. La sconfitta del Pdl è stato uno tsunami per il risultato se si considera che da anni le percentuali erano centrodestra al 60% e centrosinistra al 40% e questo perchè i cittadini hanno capito che a guidare la città c’è un gruppo consolidato di potere che va mandato a casa, ma con tutto il 60% che ha vinto queste elezioni e il Psi ha avuto un ruolo determinante insieme anche alle forze di sinistra come Rifondazione che hanno mandato a votare per Pettinari i propri elettori. Dalla prossima settimana si inizia a lavorare per Civitanova.

MILANO. DOPO 18 ANNI I SOCIALISTI TORNANO A PALAZZO MARINO


“Grande festa in casa socialista e nel PSI. Dopo diciotto anni torna il centrosinistra e tornano i socialisti.” - Queste le parole di Roberto Biscardini, Segretario milanese del PSI eletto Consigliere comunale a Milano dopo l’accordo elettorale tra Psi e Pd che ha aggiunto: “Milano che con la tradizione socialista si era identificata per oltre cent’anni oggi può riprendere il suo corso. Senza forzature, si è ritornati a parlare di Caldara, di Greppi e dei sindaci socialisti degli anni ‘70 e ‘80. Senza forzature c’è stata in questa campagna elettorale una riabilitazione politica dell’esperienza socialista a Milano e non a caso lo spirito politico del socialismo milanese, quello che unisce il mondo delle professioni ai ceti popolari, si è fatto sentire, ha avuto la forza di eleggere con un ampio consenso un socialista.

Con Pisapia si è identificato - ha concluso il neo consigliere comunale socialista - e lo ha sostenuto.”

Con Roberto Biscardini a Palazzo Marino che ha ottenuto 1351 preferenze e che sarebbe stato eletto in consiglio anche senza il premio di maggioranza, sono stati eletti nei consigli di zona Donatella Capirchio, Savino Montanaro, Sergio Cati, Stafania Aleni, Giovanni Gilardi, Domenico Incarnato, Sandro Codegoni e Michele Carulli.

Oggi Giuliano Pisapia sarà proclamato ufficialmente sindaco di Milano con la cerimonia a Palazzo Marino del passaggio di consegne con l'uscente Letizia Moratti e domani 2 giugno è prevista la sua prima uscita pubblica con fascia tricolore per le celebrazioni della festa della Repubblica.

AMMINISTRATIVE. NENCINI: UNA LEGNATA PER BERLUSCONI. IL CSX PROPONGA ALTERNATIVA

“Zedda, De Magistris e Pisapia: una legnata per Berlusconi che dovrà prendere finalmente atto che il suo ciclo politico è agli sgoccioli”.
E’ il commento del segretario del Psi, Riccardo Nencini.
“Speravamo - prosegue - in un successo, ma è stato molto di più. Tre magnifiche vittorie che vanno a sommarsi a una serie di risultati più che positivi in tutta la penisola per il centrosinistra e per i socialisti. Risultati significativi che devono indurre il presidente del consiglio a mettere da parte la propaganda fallimentare e a ragionare per il bene del Paese, ma che costituiscono anche importanti spunti di riflessione per il centrosinistra che non sempre è stato all’altezza della situazione nel proporre il candidato giusto. Queste elezioni amministrative costituiscono comunque un solido viatico per le prossime elezioni politiche purché – conclude il leader socialista - si decida di costruire e proporre finalmente un’alternativa riformista per la guida del Paese.
Marco Di Lello coordinatore della segreteria nazionale commenta il divario enorme tra i due sfidanti a Sindaco di Napoli: "Come in un bagno nel fiume Gange cosi' a Napoli il voto a De Magistris ha rappresentato una catarsi collettiva, una purificazione di massa per essere stati bassoliniani prima e berlusconiani dopo"
Ancora una volta Napoli si affida al "salvatore" di turno, ma dopo la festa occorrera' governare: noi daremo il nostro contributo per ricostruire una cultura riformista che riteniamo fondamentale per governare - conclude Di Lello - Napoli come l'Italia".
Per Bobo Craxi "Milano torna a sinistra come sempre è stata in tutto lo scorso secolo. Mi auguro -conclude Craxi - “che Pisapia sappia reinterpretare la tradizione riformista propria della città, recuperandone appieno lo spirito”.
A Melfi, Il socialista Livio Valvano è stato eletto sindaco con un clamoroso 63%, infliggendo un distacco di oltre 25 punti percentuali all' avversaria.
Rocco Vita capogruppo del Psi in Regione Basilicata e presidente della Consulta degli amministratori socialisti ha sottolineato come il voto della città lucana dove la lista del Psi ha ottenuto il 17% dei voti eleggendo 3 consiglieri comunali:
"accredita il Psi come la forza del riformismo in grado di essere determinante per la vittoria del centrosinistra" .
Da segnalare infine il significativo successo di Peppino Sozio, eletto sindaco di Noicattaro (Ba) con il 58% dei voti.

POPULISMI E I COMPITI DEI SOCIALISTI


Milano per quasi un secolo, fatto salvo la parentesi del ventennio, i sindaci cattolici e laici durante il centro-sinistra degli anni sessanta e l’ultima parte post-Mani pulite, ha avuto Sindaci di limpida tradizione socialista e riformista; per questa ragione non c’è da stupirsi se la tendenza e l’orientamento del voto della Città considerata Capitale economica del paese in questa tornata sembra voltarsi nuovamente verso un opzione di sinistra. Nella riproposizione di un uomo della sinistra alla guida della città certamente si deve scontare il fatto che i Partiti storici e le loro classi dirigenti non hanno saputo riprodursi né in termini di consenso elettorale né nella tradizionale capacità di guida culturale e politica della città. Al populismo di destra si è via via affermato un simmetrico populismo di sinistra che di fatto domina ed orienta il quadro politico milanese. La candidatura di pisapia che nacque di fatto dal ventre di questa cultura è però tuttavia quella che più si è avvicinata in questi anni alla scelta più tradizionale di uomo proveniente dalle fila dei Partiti old-style ed è per sua esperienza personale la candidatura più garantista che la Milano delle Mani pulite abbia saputo esprimere. Apparentemente una contraddizione se si pensa che nella Capitale del Sud, Napoli, rischia di sfondare l’epigono più recente del Di Pietro d’annata ovverossia De Magistris, ma i miasmi che determinano questi rischi d’involuzione populista a contrario significano in realtà che c’è anche in Italia una spinta verso il cambiamento e che questa non vien raccolta dai settori progressisti più tradizionali ma da figure e contro-figure che ritarderanno la vera e propria necessaria svolta verso una democrazia meglio organizzata ed una classe dirigente rinnovata che con sobrietà cerchi di padroneggiare le insidie che si nascondono dietro la crisi economica tutt’altro che superata e risolta.

C’è un vento che spira verso il cambiamento purchessia, e fanno leva su questo anche le forze che interpretano i tempi che stanno cambiando invocando paure e insidie di una politica che non sappia intercettare o meglio, prevedere e governare i cambiamenti.

Finiscono i cicli politici ( anche in Spagna )di chiunque abbia cercato di tenere nascosta la crisi o di chi ha prodotto solo demagogia e confusione attirandosi la critica da settori tutelati e più svantaggiati della società. In tempi di risorse scarse strombazzare Riforme “epocali” in ogni settore della società significa non avere compreso che la ristrutturazione economica e sociale di un paese non può non partire da forte e significativo percorso condiviso, che impegni forze anche diverse ma votate significativamente alla svolta ed al cambiamento anche sapendo rinunciare alle proprie rendite di posizione. Tutto il contrario della risibile e pantomimica compagnia dei “responsabili”, gabellati come dei salvatori della patria berlusconiana e vero e proprio tumore partitocratico della seconda repubblica che è riuscita a partorire l’ennesimo mostro politico.

Il voto di domenica è destinato ad accelerare il mutamento di questo stato di cose, chi vi ha contribuito come noi socialisti in parte minima ma significativa, sa che il terreno dove si praticherà la vera svolta è quella della costruzione di una reale e convincente alternativa democratica di governo. In essa si possono riconoscere in tanti, nell’alternative nel cambiamento si misura anche la capacità socialista di tenuta della propria tradizione e di concreto ripensamento della turbolente fase che stiamo attraversando in europa e nel Mediterraneo. Solo una salda offerta politica, scevra da illusionismi e da demagogie può allontanare il rischio di una svolta politica nel paese che sia culturalmente ancora più a destra del populismo di Berlusconi; Perché ciò avvenga è necessario combattere anche nella sinistra per far prevale le idee e le risorse di un socialismo moderno adatto ai nostri tempi.

Per questa ragione se i cambiamenti in atto nelle grandi Città daranno un segnale in questa direzione non dovremo giudicare gli aspetti negativi, che non mancano, dell’affermazione del blocco progressista ma lavorare per affiancare e promuovere nuove figure che temperino e modellino la risposta politica da sinistra per governare i nuovi problemi della società italiana; In questo sta anche il compito della presenza politica organizzata dei socialisti in italia.

martedì 31 maggio 2011

Fw: CIVITANOVA MARCHE: mercoledi 1 giugno ore 21,00 festa di coalizione



Siete tutti invitati alla festa della nostra coalizione (con cena a base di penne, birra e musica), che si terrà domani, mercoledi 1 giugno a Civitanova Marche, alle ore 21,00 presso lo stabilimento balneare "Giovanni e Anna" (lungomare sud).



Il coordinamento elettorale di
Antonio Pettinari



venerdì 27 maggio 2011

*CAPPONI E LA GIUNTA DI DESTRA DI CIVITANOVA: UN ALTRO ATTO ARROGANTE MA, ORMAI, INUTILE !!*

Il fatto che a Civitanova si concentrasse l'interesse, economico prima ancora che politico, dell'intera Destra provinciale era una circostanza non solo conosciuta ma che la città sta vivendo sulla sua pelle anzi sul suo territorio selvaggiamente cementificato da quasi un... " Ventennio".

Adesso, però, il vento sta cambiando e la gente si sta rendendo conto di quanti danni la Giunta di Destra ha prodotto in questi anni. I civitanovesi reagiscono al "cloroformio" delle prebende e del
clientelismo e tornano ad indignarsi !

Per questo è patetico, prima ancora che arrogante e prepotente, l'ultimo atto di questa Giunta che concede l'esclusiva di Piazza XX Settembre per ben 6 (SEI) ORE DI FILA, DALLE 18 ALLE 24, al candidato Capponi e, cioè, a se stessa per chiudere la campagna elettorale.

Negli altri Comuni, per l'ultimo giorno, si fa il sorteggio come "usava" anche a Civitanova. E' davvero dai tempi del... DUCE che non succedeva una cosa simile ma non servirà a nulla ed, anzi, sarà un motivo in più per i civitanovesi per VOTARE ED ELEGGERE ANTONIO PETTINARI PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI MACERATA.

Civitanova M., 27 Maggio 2011

Ivo Costamagna
(Segretario Provinciale PSI)


PROVINCIALI: ACQUAROLI, VOTERO’ PER PETTINARI

“Non si può rimanere indifferenti o neutrali”
“Nonostante le critiche al metodo di Pd e Udc per la scelta del candidato, con l’abbandono immotivato delle primarie, la necessità di battere la destra, in Italia e a Macerata, resta comunque un obiettivo fondamentale per chi come me è sempre stato di sinistra. Non possiamo rimanere indifferenti o neutrali”. Così Francesco Acquaroli candidato alla presidenza di Macerata per la Sinistra Unitaria insieme a Marangoni per la Lega delle Marche e di Famiglia Identità e Territorio e Gentilucci per la Lam, rompe gli indugi e fa una vera e propria dichiarazione di voto. In realtà per il ballottaggio del 29 e 30 maggio per l’elezione del nuovo presidente, non ci saranno apparentamenti formali, ma il candidato presidente della sinistra (Sel, Federazione della sinistra e Democrazia e Legalità), che al primo turno aveva ottenuto 14.000 voti, ha voluto rendere pubblico che voterà per Antonio Pettinari, candidato del centro sinistra e dell’Udc. Pettinari è uscito dal primo turno con il 43,11% dei voti. Il candidato presidente del centro destra Franco Capponi (42,76% nel voto di domenica e lunedì scorsi) reagisce così: “se Pettinari apre a Sel noi apriamo all’Udc. La nostra proposta di veri moderati la vogliamo estendere anche a tutti gli scontenti dell’Udc.” A far sentire la sua voce anche Luigi Gentilucci della Lam che afferma: “restiamo basiti delle esternazioni del coordinatore provinciale Pdl (Mario Lattanzi, ndr), che oggi senza alcuna remora, né pudore fa finta che nulla sia accaduto e si permette pure, anzi sente di rivolgersi agli elettori della Lam, per un appello al voto. Elettori definiti, nelle diverse lettere piene di falsità inviate dal candidato PdL Franco Capponi a tutte le famiglie e imprese maceratesi, “di una lista minoritaria composta da fuoriusciti dal centrosinistra”. Gentilucci invita Lattanzi a non preoccuparsi dell’elettorato Lam ma a pensare agli elettoti del Pdl e termina affermando: ” Caro Lattanzi, la pochezza che si può evincere dalle azioni da voi perpetrate è sotto gli occhi di tutti, vi qualifica ed è a dir poco, soncertante: ma fortunatamente qualcuno inizia a rendersene conto”.