martedì 9 marzo 2010

*COMUNICATO STAMPA - SENTENZA TAR LAZIO: DI LELLO, PSI: ALLA FINE LA GIUSTIZIA TRIONFA*

COMUNICATO STAMPA


SENTENZA TAR LAZIO: DI LELLO, PSI: ALLA FINE LA GIUSTIZIA TRIONFA

Alla fine la giustizia trionfa: di fronte alla violazione delle norme
non poteva esserci decreto interpretativo che cambiasse l'esito: cosi'
Marco
Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale Psi.

Per il Pdl, a questo punto, danno e beffa: da oggi in poi il governo
farebbe bene a dedicare tutte le proprie energie per provare a
risolvere i gravissimi problemi che attanagliano il Paese.

lunedì 8 marzo 2010

*IL PSI AL 32% DEL GRADIMENTO - E GLI ITALIANI RIABILITANO I VECCHI PARTITI..*


La rivalutazione dei partiti della prima Repubblica appare molto estesa. A destra come a sinistra. Il 45% degli italiani, oggi, giudica positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi.

L’apprezzamento nei loro confronti si è rafforzato sensibilmente negli ultimi 5 anni: di circa il 9 punti percentuali verso la Dc e il Psi; di quasi il 4 verso il Pci. Probabilmente, anzi: sicuramente, i partiti maggiori della prima Repubblica sono più apprezzati oggi che al loro tempo. Quando esistevano veramente.

D’altronde, gli italiani hanno sempre votato - in larga misura - “contro” prima ancora che “per”. Un popolo di “anti”: comunisti, capitalisti, clericali. Però mai, come oggi, il sentimento antipolitico e partitico degli italiani era apparso tanto sviluppato ed esteso. In modo così generalizzato. Al punto da suscitare un’onda impetuosa di rimpianto verso un passato fino a ieri deprecato.

Naturalmente, più che per merito dei partiti di un tempo è per colpa di quelli che li hanno sostituiti. Di cui il Pdl costituisce l’idealtipo. E Forza Italia il riferimento esemplare. Il modello inventato da Berlusconi e imitato da tutti. Oggi suscita delusione. E nostalgia. In senso etimologico: “malattia del ritorno”. Evocazione dolorosa di un passato idealizzato, a causa delle ombre del presente. Per citare Odon Vallet: “la nostalgia è l’oppio dei vecchi”. Per questo è tanto diffusa, oggi.

Soprattutto fra i più vecchi. In questo paese di vecchi, dove la seconda Repubblica è invecchiata da tempo, insieme ai partiti – sedicenti – nuovi che l’hanno guidata. Insieme alla nostra democrazia. Insieme a noi, che siamo invecchiati attraversando entrambe le repubbliche, senza trovare un approdo sereno.

*8 MARZO - FESTA DELLA DONNA*

L'OTTO MARZO per non dimenticare chi ancora oggi si chiama Schiava.

Per dire basta a chi vola verso il piacere proibito.

Per urlare al mondo che i diritti sono un Diritto.

Una fiaccola accesa e la volontà di riuscire insieme.

*A U G U R I*

domenica 7 marzo 2010

*Avanti! della Domenica n.5 del 7 Marzo 2010*

From: newsletter@partitosocialista.it

Date: Fri, 5 Mar 2010 11:58:25 +0100

Subject: Avanti! della Domenica n.5

To: ivocostamagna@gmail.com

Avanti! n.5 del 7 marzo 2010


<http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/AVANTI5_2010.pdf>

Archivio <http://www.partitosocialista.it/site/455/Default.aspx>


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*Considerazioni "radicali" su firme, liste e decreto* - di Andrea Granata

From: "andreagranata@virgilio.it" <andreagranata@virgilio.it>

Date: Sun, 7 Mar 2010 19:50:57 +0100 (CET)


*Decreto "salva liste", cui prodest?


Le vicenda delle liste del Pdl non ammesse a Roma ed in Lombardia
costituisce solo la punta dell'iceberg della capillare illegalità che
ha caratterizzato finora le procedure elettorali di queste elezioni
regionali.
Limitare l'analisi ai fatti romano-milanesi, al decreto "salva liste",
è esercizio lecito, ma sicuramente parziale, al limite del manicheo.

Il focus del problema è altrove: vi sono leggi dello Stato, leggi e
regolamenti regionali che sono formalmente vigenti ma di fatto
inapplicate e sistematicamente violate, l'applicazione saltuaria,
direi accidentale, di queste norme è formalmente lecita ma
sostanzialmente assolutamente discrezionale e delinquenziale.

Tralasciando considerazioni sulla raccolta firme, sull'ipocrisia di
chi finge di non vedere che la quasi totalità delle firme raccolte
dovrebbe essere inutilizzabile o sull'uso criminale che i partiti
fanno della figura degli autenticatori, concessi o negati a seconda
delle convenienze, credo utile contestualizzare la situazione italiana
nelle ore che hanno preceduto il decreto legge: mentre le solite
vestali della legalità italiana discettavano di regole e democrazia,
nella pancia del sistema si era innescato un pericolosissimo
meccanismo impersonato da una pattuglia di delegati dei vari partiti
che, facendo richiesta presso i vari uffici elettorali di prendere
visione della documentazione ivi depositata hanno, loro malgrado,
avviato un processo di controllo democratico, ed in quanto tale
assolutamente temibile ed inaccettabile al sistema dei partiti.
Questo controllo, lì dove è stato effettuato, ha evidenziato una
miriade di irregolarità formali che sollevate davanti ai giudici
amministrativi avrebbe comportato, con ogni probabilità, l'esclusione
di un numero notevolissimo di liste appartenenti a tutti gli
schieramenti; in sostanza si stava per mettere in moto un formidabile
effetto domino di dimensioni impressionanti, che il vituperato decreto
salva liste, sanando proprio quei vizi, ha evitato.

Del "decreto salva liste" e del cambiamento di regole in corsa hanno
beneficiato davvero in tanti, nessuno di quelli che scenderanno in
piazza, nessuno di coloro contro cui si scenderà in piazza, avrà il
senso dello Stato o la dignità politica di riconoscerlo.

Un'altra occasione di fermare la deriva irachena del nostro paese
andrà irrimediabilmente persa.

Coraggio.


Avv. ANDREA GRANATA
(Tesoriere Associazione Radicali Marche)


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*ELEZIONI REGIONALI: DI LELLO, PSI: PRONTI PER AZIONE COLLETTIVA DI TUTTI I RITARDATARI E INIDONEI DOCUMENTALI DELLA PUBBLICA AMMISTRAZIONE*

Il PDL violando le regole ha trovato la soluzione per salvare le
proprie liste escluse per presentazione oltre i termini previsti o per
inidoneità di parte della documentazione necessaria.

Con la stessa ratio tutti coloro che hanno partecipato a concorsi
pubblici e sono stati esclusi per ritardo e/o per mancanze nella
documentazione presentata, tutte le imprese che hanno partecipato a
gare d'appalto della PA e sono state escluse per
ritardo nella presentazione della documentazione o inidoneità della stessa
devono essere rimesse nei termini.

Il Partito Socialista Italiano si fa promotore, mettendo a
disposizione un pool di avvocati, di una causa collettiva in favore di
tutti coloro, singoli cittadini o imprese, per le quali si ravvisi
almeno una delle due casistiche succitate:
lo ha dichiarato Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale Psi ad
Avellino nel corso della presentazione della lista per le prossime regionali.

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sabato 6 marzo 2010

*VARATO IL DECRETO “AD LISTAM”. LA DEMOCRAZIA E LA LEGALITA’ A FARSI BENEDIRE*

Il Cdm, eccezionalmente convocato nella serata di oggi, ha appena approvato il decreto interpretativo con il quale l’esecutivo spera di uscire dal “pasticcio” che rischia di compromettere irrimediabilmente la corsa elettorale del Pdl a Roma e in Lombardia.

Un provvedimento dettato dalla “straordinaria urgenza della situazione che impone tempi strettissimi in vista dell’imminenza delle consultazioni regionali convocate il 28 e 29 marzo. “Gli organi della giustizia amministrativa – ha spiegato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, riferendo in conferenza stampa sui contenuti del decreto appena varato – sulla base di una interpretazione univoca della legge potranno decidere serenamente se accettare o no i ricorsi”.

Nessuna modifica alla legge elettorale – ha puntualizzato Maroni – nessuna modifica alle procedure elettorali in corso, nessuna riapertura dei termini, nessuna riammissione in termini. Mettiamo a disposizione della magistratura amministrativa uno strumento per l’interpretazione della legge. Non è il governo che decide queste cose – ha concluso il ministro leghista – lunico organo che può decidere è il Tar“. Una precisazione che il responsabile del Viminale si premura di marcare più volte, nel tentativo di lusingare “l’unico organo” che potrebbe sancire la fine della partecipazione del Pdl alle elezioni regionali nel Lazio e nella Lombardia.

Ma cosa prevede esattamente il testo approvato nel Cdm straordinario? Secondo le prime indiscrezioni trapelate, il provvedimento sancisce lapriorità” del diritto all’elettorato attivo e passivo rispetto alle “formalità” di presentazione delle liste e prevede la possibilità di sanare eventuali irregolarità entro le 24 ore successive all’accettazione delle liste.

Non solo, il decreto partorito dall’esecutivo impone anche un’ “interpretazione” particolare per il Lazio e la Lombardia dove la partenza delle 24 ore di tolleranza sopra citate sarebbe da intendersi non dal momento di accettazione delle liste, ma da quello di attuazione del decreto. Una soluzione che manderebbe “provvidenzialmente” indietro le lancette dell’orologio elettorale per consentire il rientro delle liste momentaneamente bandite.

L’ultima precisazione contenuta nel decreto riguarda, sempre secondo le notizie frammentarie finora pervenute, la possibilità di dimostrare con ogni mezzo la presenza degli addetti alle liste nell’ufficio competente al momento della chiusura.

*POLITICA IN CRISI: il 29 MARZO 2010 SARA' COME IL 5 APRILE 1992*


POLITICA IN CRISI. Il 29 MARZO 2010 SARA' COME IL 5 APRILE 1992

POLITICA IN CRISI. 29 MARZO COME 5 APRILE 92

C’è in atto una profonda «crisi della politica», per dirla con le parole di Bobo Craxi, che si prepara al rush finale verso le regionali del Lazio di fine marzo sot‐ to le insegne del Partito socialista a sostegno di Emma Bonino. Una politica «debole e fragile di fronte all’incalzare delle vicende giudiziarie», che «non riesce a dare segnali di autorevolezza» neppure dinanzi alle priorità che assillano il Paese.

Quali sono le ragione che l’hanno spinta ad impegnarsi in prima persona in questa tornata elettorale amministrativa?


«E’ una scelta che nasce dalla considerazione che, in realtà, si tratta di elezioni nazionali e non solo locali. Le regionali non sono un semplice test, come dimostra lo scontro aperto in corso. E’ evidente che il 29 marzo segnerà una tappa verso il cambiamento nella vicenda politica del Paese, dopo una fase di grande turbolenza segnata dai limiti del bipartitismo e dalla profonda crisi istituzionale».

Intanto nel Lazio, la regione in cui è candidato, è scoppiato il bubbone delle liste. Lei ha bocciato la sanatoria per decreto della vicenda definendola roba da Terzo Mondo…

«Il punto è che, a competizione elettorale ormai avviata, si è verificata l’esclusione di alcune liste, non per uno strano caso del destino, ma per problemi oggettivi. Per questo, riammettere le liste a colpi di decreti sarebbe una roba da Terzo Mondo. La democrazia, invece, è un’altra cosa: è rispetto delle regole».

Che valutazione ricava dal giudizio complessivo dell’intera vicenda?

«Che la situazione non è solo lo specchio del malessere della maggioranza, ma siamo di fronte ad un segnale evi‐ dente di decadenza di un certo modo di concepire la politica».

Nel centrosinistra, situazioni che inizialmente sono state interpretate come segnali di obbiettiva difficoltà, come la Puglia, la Campania e il Lazio, oggi sembrano, invece, i punti di forza di una coalizione consolidata…

«La crisi della politica in una fase di grave difficoltà economica, sta certa‐ mente dando un vantaggio “utile” al centrosinistra. Ed è anche pacifico che alcuni governatori della coalizione maggiore affidabilità rispetto a tanti del centrodestra. Ma sul piano della competizione elettorale, non dobbiamo scambiare questa evoluzione per un impianto di alternativa di governo».

Questione par condicio. Che idea si è fatto del black out imposto a tutte le trasmissioni di approfondimento politico fino al voto di fine mese?

«E’ una situazione che non ha eguali nel resto del mondo occidentale. Penso che ci debba essere sempre una misura: quella adottata in questa circostanza è certamente la più drastica. Cancellare l’informazione quando ce ne sarebbe più bisogno è una decisione che rasenta il regime. Viene sottratto agli italiani il diritto di essere informato. E a conti fatti, diciamoci la verità, penalizza so‐ prattutto le formazioni minori». Il Clandestino